Fumare marijuana per l’ernia non è reato

Fumare marijuana per l’ernia non è reato




Assolto un operaio di trent’anni trovato in possesso di due sacchetti di droga: gli serviva per alleviare i dolori fortissimi

 

TRIESTE Soffre di una dolorosa ernia al disco impossibile da curare con i farmaci ordinari. E, per questo motivo, viene assolto dall’accusa di detenzione di 46 grammi di marjiuana. La sentenza, pronunciata dal giudice Luigi Dainotti, mette fine alle vicissitudini giudiziarie di un operaio di trent’anni, L.P., in attesa del certificato di invalidità.

Tutto inizia il 3 dicembre del 2014 quando il trentenne, residente a Duino Aurisina, incappa in un controllo dei carabinieri nelle vicinanze del valico di Ceroglie. «Ci segua in caserma», intimano i militari.
Scattano i controlli e le perquisizioni nel corso dei quali i carabinieri scoprono che l’operaio nasconde addosso due sacchettini di nylon pieni di marjiuana. Un quantitativo, come indicano nella segnalazione inviata subito in procura, «idoneo al confezionamento di 277 dosi».
Guai seri all’orizzonte perché quello che il trentenne rischia è la detenzione a fini di spaccio.
In aula, però, emerge un elemento rivelatosi fondamentale per la decisione finale del giudice.
La droga, come spiega l’avvocato difensore Alberto Polacco, serve all’imputato per alleviare il dolore lancinante provocatogli dall’ernia al disco. «Non sono un drogato. Ma devo esserlo se voglio ridurre le mie sofferenze» spiega il trentenne.
Il difensore, a riprova della sua tesi, deposita la perizia del medico legale Raffaele Barisani che scrive nero su bianco che «l’uso di cannabinoidi da parte di L.P. – anche senza la regolare prescrizione medica – può essere considerato compatibile con il trattamento della sintomatologia dolorosa». E ancora: «Possiamo rilevare che i cannabinoidi possiedono effetti antalgici, peraltro noti da secoli, con la loro efficacia ampiamente comprovata da studi clinici condivisi. Ciò a fronte di minimi effetti collaterali».
Nel corso dell’udienza emergono altri elementi a favore dell’imputato. Primo tra tutti il fatto che proprio a causa della sua patologia L.P. ha perso il posto di lavoro. Il motivo è l’incapacità fisica a svolgere le mansioni alle quali era preposto. Non solo. Il difensore deposita la documentazione attestante il fatto che l’imputato dispone della capacità economica necessaria per poter acquistare la droga dagli spacciatori dal momento che, oltre ad aver percepito il Tfr, ha un’indennità di disoccupazione dell’ammontare di 900 euro al mese. Tutti questi elementi consentono di valutare come compatibile l’uso personale della marijuana.
La sentenza fa seguito a quella pronunciata nel luglio dello scorso anno dal giudice Laura Barresi relativa a un invalido di 32 anni che era stato arrestato dai carabinieri per possesso di cannabis. Anche lui aveva fumato per

placare dolori indicibili. Nel rapporto dell’arresto era stato sottolineato che quella droga era sufficiente per 410 assunzioni. Ma era stato poi dimostrato in aula che anche in quel caso la cannabis serviva per curarsi e non per lo sballo o per lo spaccio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

di Corrado Barbacini”

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